Non sono tra coloro che, all'interno del PdL, sono particolarmente contenti
dell'insediamento del governo guidato dal Professor Monti.
Non lo sono in linea
di principio perché ritengo che quando la volontà espressa dal popolo viene
meno, la miglior cosa sia tornare alle urne.
In questo caso, ancor più, perché
la situazione che si e' venuta a creare dipende dal vergognoso atteggiamento di
persone che hanno tradito la volonta' degli elettori che hanno nel 2008
attribuito al centrodestra un numero decisamente ampio per poter governare
durante tutta la legislatura allo scopo di compiere importanti riforme
Trattasi
di deputati, alcuni dei quali non riuscirebbero neanche a farsi eleggere in
un'assemblea di condominio, che sono stati tutti nominati e non scelti con il
sistema delle preferenze.
Essendo pero' un inguaribile ottimista fino a prova
contraria, ritengo che l'insediamento seppur anomalo del governo tecnico abbia
se non altro dimostrato un fatto oggettivo con la propria nascita: la micidiale
pressione dei mercati finanziari sull'Italia non era colpa del governo
Berlusconi!
Si diceva che il giorno stesso delle dimissioni del premier
legittimato a governare da parte della maggioranza degli italiani lo spread dei
btp rispetto ai bund tedeschi si sarebbe ridotto immediatamente di almeno 200
punti ed ancor piu'.
I fatti hanno chiarito che le cose non stavano in questi
termini.
Il PdL, pur non essendo mai stato messo in minoranza in Parlamento e
disponendo ancora della maggioranza relativa, ha acconsentito a dar vita ad un
governo tecnico per un forte senso di responsabilità a difesa degli interessi
degli italiani che, in caso di un reiterato attacco degli speculatori
finanziari internazionali nei nostri confronti, avrebbero corso il rischio di
vedere messi a repentaglio il pagamento delle pensioni e degli stipendi.
Questo
e' stato ed e' l'unico motivo per il quale convengo che l'interregno derivante
dall'inizio di un'immediata campagna elettorale, sarebbe stato un azzardo
troppo elevato in un momento cosi' delicato.
Il rischio di un default
dell'Italia era troppo alto e il passo a lato ( non indietro ) era doveroso, se
non altro per chiarire e fugare il dubbio circa la responsabilità di una tale
situazione.
I giorni immediatamente successivi all'insediamento del governo
Monti hanno dimostrato a tutti che la tremenda crisi che stiamo vivendo non e'
riconducibile ad una sola persona demonizzata o ad un governo liberamente e
democraticamente scelto dagli elettori, bensì a fattori macroeconomici a
livello europeo e mondiale ( scaturiti dalla finanza e non dall'economia reale
), nonche' sistemici a livello nazionale, derivanti essenzialmente dalla mole
del debito pubblico.
Ed e' per me kafkiano che siano stati chiamati a risolvere
i problemi dell'Italia proprio coloro i quali, in qualche modo, questa
situazione l'hanno generata od indotta: banchieri e eredi della democrazia
cristiana, padri del debito pubblico italiano.
Non penso che il governo Monti
abbia vita ne facile ne, soprattutto lunga.
Le dichiarazioni programmatiche del
nuovo premier più che mai pro tempore hanno evidenziato che sarà molto
difficile tenere in vita un governo nato solo ed esclusivamente sull'onda
emotiva scaturente da fattori esterni e sostenuto da forze politiche agli
antipodi fra loro.
Mi domando come sarà infatti possibile contemperare le
difficili scelte annunciate in diversi
campi ove le posizioni sono e rimarranno divaricate ed impossibili da far
convergere.
Dalla riproposizione di vecchie imposte rimosse o ritenute da
sempre improponibili dal centrodestra come ICI e patrimoniale da un lato, alla dichiarata
volontà di rivedere in un contesto liberista le politiche del lavoro
dall'altro, i temi saranno tali e tanti per cui, passato il momento immediato
dell'emergenza, vedo ineludibile il passaggio elettorale prima della scedenza
della legislatura.
E a tal punto mi auguro che il centrodestra trovi nuove condizioni, uomini e soprattutto l'orgoglio di ripresentarsi di fronte agli italiani per evitare di consegnare la Nazione a Vendola, Bersani e Di Pietro, assumendo l'impegno a fare meglio e di piu' rispetto a quanto fatto finora.