Mancano ormai solo 90 giorni alle elezioni amministrative che riguarderanno quasi tutti i comuni esistenti nella nostra regione (69 su 74). Un mese prima circa, più di 40 milioni di nostri connazionali saranno chiamati alle urne per il rinnovo di 13 consigli regionali. Di quest'ultimi, attualmente, 11 sono a guida centro sinistra di fronte ai 2 (Lombardia e Veneto) che sono a maggioranza centrodestra.
Si tratta di un importantissimo test elettorale che, presumibilmente, oltre a riportare in equilibrio numerico la responsabilità del governo in tali regioni, sancirà il mantenimento del consenso della maggioranza degli elettori nei confronti del governo nazionale di centro destra, acquisito nel 2008. Con buona pace di chi, non disponendo di stabile e credibile organizzazione interna né di seria proposizione politica, si affanna con ogni mezzo a cavalcare e a strumentalizzare argomenti pseudo scandalistici e populistici per tentare di screditare, dopo il Presidente del Consiglio, anche alcuni dei migliori esponenti del governo.
Gianni Letta e Guido Bertolaso, unanimemente riconosciuti come uomini del fare, sono noti ed apprezzati in tutto il mondo per la loro capacità di risolvere concretamente i problemi ove altri (loro) hanno continuamente fallito. Il Partito Democratico ha abbandonato il suo iniziale proposito di rappresentare un'opposizione costruttiva per costituire un'alternativa seria e credibile cedendo alla deriva dipietristica che trae unicamente la propria ragione di esistere dall'odio e dalla demonizzazione dell'avversario politico. In verità, la sinistra, abituata da sempre ad autocelebrare se stessa e a disprezzare (o, nella migliore delle ipotesi, a considerare come minus habens da rieducare) i propri avversari, non è stata in grado di dare risposte concrete e strutturali rispetto alle necessità ed alle aspettative dei cittadini.
Di fronte ai mutamenti delle condizioni socio economiche in rapida evoluzione, si sono limitati ad amministrare in maniera piatta ed ordinaria, costruendo ed alimentando un apparato burocratico costoso inefficiente e dilatorio, incapace di prevedere e programmare un futuro al passo coi tempi moderni. Il nostro capoluogo regionale è un esempio lampante in cui questa situazione si è consolidata da tempo. Da troppo tempo! E' un dato di fatto che la sinistra abbia avuto da sempre una presenza costante e purtroppo capillare nei meandri dell'amministrazione cittadina, sia nella politica, sia nell'apparato dirigenziale.
Nella prossima legislatura Aosta dovrà affrontare dei progetti importantissimi, la cui ideazione e concreta attuazione saranno determinanti per almeno i prossimi cinquant'anni. Il progetto della riconversione dell'area Testafochi da adibire a campus universitario e la riconversione dell'area dell'Ospedale - entrambe aree nevralgiche in prossimità del centro storico - necessitano di una guida diversa, improntata a criteri ed a metodologie differenti, improntati all'eccellenza da una parte ed alla contestuale rapidità di esecuzione delle opere dall'altra.
Occorre un cambio di marcia, insomma. Così come è necessario pensare ad un'Aosta del futuro che disponga non solo della vocazione astratta ma della concreta applicazione dell'attività turistica come elemento prioritario e centrale. Le attuali condizioni socio economiche non sono più compatibili con una presenza industriale in prossimità di una zona strategica della città. Pur riconoscendo l'importanza che una simile realtà ha costituito soprattutto nel secolo scorso dobbiamo avere il coraggio e la responsabilità di interpretare i mutamenti imposti dal nuovo millennio convertendo gradualmente l'area industriale esistente a sud in funzione di un più armonioso e funzionale collegamento con il resto della città in via di trasformazione.
Sogno Aosta come Innsbruck. Mi piace immaginare Piazza Chanoux o immediate prossimità del prossimo futuro percorse da giovani studenti universitari e da turisti con gli sci in spalle che possano dal centro storico della seconda città romana dopo Roma arrivare in pochi minuti con un moderno ed efficiente collegamento sotterraneo agli impianti di risalita della Cabinovia Aosta Pila e da qui spostarsi fino a Cogne e viceversa. Tutto ciò non è un sogno irrealizzabile ma si può fare a condizione che si condividano, oltre ai programmi, la necessità di operare un cambiamento.
A partire dalla scelta dei candidati apicali che sarebbe bene fossero scelti e condivisi in base alla loro capacità ed autorevolezza più che dalla loro mera appartenenza partitica. Su questi aspetti il PdL è pronto a confrontarsi con le forze autonomistiche ed ad assumere con lo stesso spirito per cui è nato e con cui governa a livello nazionale ed in tante realtà locali la responsabilità e l'impegno di costruire insieme l'Aosta del futuro.
Alberto Zucchi