Utilizzando una metafora calcistica, al novantesimo minuto il consiglio regionale, attraverso la maggioranza che lo sostiene, ha posto nell'ultima riunione dell'anno una pietra tombale su una prerogativa molto cara ai nostri concittadini: dal 1° gennaio 2010 i buoni benzina non ci saranno più e diverranno storia.
Questa nostra particolarità, che nel tempo è divenuta nell'immaginario collettivo esterno alla nostra regione un simbolo anche un po' antipatico ed elemento falsamente distintivo della nostra autonomia, durava da circa sessant'anni.
Era dal 1949 in poi, infatti, che la Valle d'Aosta, in attesa di applicare l'art. 14 del nostro Statuto Speciale che prevedeva ( e che tuttora prevede ) l'istituzione di una zona franca da attuare all'interno dei nostri confini, decise di concordare con lo Stato la facoltà di poter nel frattempo esercitare un palliativo temporaneo quale l'esenzione fiscale di alcuni contingenti quali lo zucchero,il caffè, l'alcool ed, appunto, i lubrificanti ed i combustibili per autotrazione come la benzina.
Una compensazione divenuta poi abitudine comoda e costante fino ad oggi.
Occorre premettere che l'abrogazione della Legge Regionale 27 febbraio 1998 n° 7 avvenuta questa settimana in consiglio regionale è stata di fatto imposta dall'Unione europea la quale, fin dalla fine del 2003, ha chiaramente evidenziato l'impossibilità di procrastinare questa attività rendendo noto che, in caso contrario, si sarebbero applicate delle sanzioni molto pesanti.
Ridurre però questo argomento come un semplice atto dovuto da imposizioni esterne significa dire una parte di verità, la più comoda, prescindendo dall'assunzione di medie e grandi responsabilità politiche che sono ascrivibili ai tanti governi regionali che si sono succeduti nel tempo.
Nei lavori avvenuti in I Commissione era latente un imbarazzo malcelato da parte dei commissari di maggioranza i quali, sulla materia in questione, hanno ammesso che forse ci si poteva preparare meglio ( e che si potevano preparare ed informare meglio i i nostri concittadini ) ad una conclusione ineluttabile, ma non certo improvvisa.
A nostro parere, molto e ben di più si poteva e si doveva fare se si voleva veramente salvaguardare questa nostra particolarità.
Sin dai primi anni novanta (1992), di fronte ad una posizione di netta chiusura della Commissione europea su tale argomento, i governi dell'epoca non hanno fatto nulla per far emergere la particolarità unica della nostra regione, la quale, su questa materia, trae la propria fondatezza da norme di rango costituzionale.
Aldilà di questo aspetto, che denota comunque una certa superficialità avvenuta nell'affrontare certe questioni importanti, ci risulta incomprensibile come si sia potuto giungere a questo atto unilaterale di rinuncia ai buoni benzina senza previamente perlomeno tentare un negoziato con lo Stato per garantire alla nostra regione obbligata in tal senso dall'Europa una compensazione alternativa, individuando altre possibilità di attuazione della zona franca prevista dall'art. 14 del nostro Statuto.
Ma proprio sulla mancata attuazione della zona franca, pur ammettendo che si tratti di materia non semplice, occorre domandarsi il motivo per il quale tutti i governi regionali che si sono succeduti nel tempo, da oltre sessant'anni , non si sono certo stracciate le vesti per raggiungere questo obiettivo.
Come mai l'art. 14 dello Statuto Speciale non è mai stato attuato?
Forse, per chi governa ed intende farlo a lungo e piuttosto facilmente, è meglio avere un forziere sempre più colmo da cui attingere a piene mani per poi distribuire, un po' come facevano gli imperatori romani che hanno introdotto il concetto del "panem et circenses".
Certo, l'attuazione della zona franca comporterebbe una minore entrata nelle casse regionali derivante dall'applicazione del riparto fiscale in quanto, in presenza di aliquote più basse, le entrate tributarie ridurrebbero il gettito e di conseguenza il bilancio regionale.
Ma ad una diminuzione del "tesoro regionale" si contrapporrebbe un contestuale ed immediato riscontro a favore dei cittadini e delle imprese le quali conterebbero su di un beneficio diretto.
Se si fosse fortemente voluta e conseguentemente attuata una zona franca nella nostra regione molte imprese sarebbero state incoraggiate ed indotte ad insediarsi sul nostro territorio costruendo un vero volano produttivo a medio e lungo termine, fonte di vera ricchezza, di libertà e di vera autonomia per tutti noi.
Penso ad esempio all'Irlanda ove, attuando una simile politica a seguito della dismissione di scali aeroportuali destinati precedentemente ai voli intercontinentali, si sono in poco tempo consolidate aziende votate all'innovazione ed alla produzione di beni di grande qualità, fonte di occupazione e sviluppo.
Ora, di fronte all'ineluttabilità della perdita definitiva dei buoni benzina imposta dall'UE, tutti invocano la necessità di perseguire un confronto politico amministrativo per ridefinire il principio del diritto della Valle d'Aosta a conseguire una zona franca di montagna.
Noi del PdL, ricordando a tutti di non avere alcuna responsabilità storica per le scelte e le omissioni perpetrate nel tempo da tutte le altre forze politiche, nessuna esclusa, non ci sottrarremo comunque all'impegno di voler stabilire da protagonisti con lo Stato una trattativa che, seppure postuma, faccia valere i principi sanciti nel nostro Statuto e porti la nostra Regione all'attuazione moderna di quella zona franca, rimasta lettera morta per 60 anni.
Soprattutto perchè, parafrasando il mondo agricolo, il nostro obiettivo non è quello di distribuire il grano stipato nei silos ma costruire le condizioni e gli incentivi per farlo produrre!