
«Il più antiberlusconiano non è quello che urla di più, ma quello che manda a casa Berlusconi». Per questo, spiegava Pier Luigi Bersani, alla vigilia del primo No B Day, quello del 5 dicembre scorso, non ha senso che il Partito democratico aderisca all’ennesima adunata di piazza anti-Cavaliere. E poi, aggiungeva, è un fatto di metodo. Qual'è il compito di un grande partito?, si chiedeva a “In mezz’ora”, da Lucia Annunziata. «Deve metterci il cappello e aderire a tutto quello che viene detto? O mandare una delegazione come in Cecoslovacchia negli anni 50? Io dico di no».
Tre mesi dopo, di fronte alsecondo No B Day,che si terrà oggi a piazza del Popolo dalle 14.30 in poi, seconda performance del popolo raccolto dal tam-tam della Rete, il popolo “viola”, il segretario del Pd ha deciso di dire di sì. I democratici, questa volta, ci saranno. Non solo per iniziativa personale, sparsi un po’qua, un po’ là, per non dare nell’occhio. Ci saranno ufficialmente, con una bella delegazione «anni ’50», per dirla con Bersani. Ci saranno per protestare, come recita l’appello, «contro il legittimo impedimento e a sostegno degli organi di garanzia costituzionale». Saranno insieme alle tante associazioni che si riconoscono nel popolo “viola”, gli indignati del momento, ma anche insieme a Italia dei Valori, Sinistra ecologia e libertà, Verdi, Federazione della sinistra e, hanno annunciato ieri, insieme ai Radicali italiani.
Una santa alleanza che già ieri si intravedeva nella polemica contro il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, reo di aver definito legittima la richiesta dei legali del premier di sospendere il processo a carico di Silvio Berlusconi, dopo la sentenza della Cassazione su Mills. Se per Donatella Ferranti, capogruppo del Pd in commissione Giustizia alla Camera, si tratta di una richiesta «inusuale» e «fuori da ogni regola», un comportamento «sbalorditivo», secondo il vicepresidente dei senatori democratici, Luigi Zanda, per l’Italia dei Valori Alfano dovrebbe «vergognarsi» (Leoluca Orlando).
Altro che ministro della Giustizia, «si è dimesso per diventare praticante dell’avvocato Ghedini» (Felice Belisario, Idv). Mentre per il Pdci è «un supporter, non un ministro».
Una svolta, quella del Pd, che nasce da due ragioni. Innanzitutto il successo del primo No B Day, con la presenza di tantissimi militanti del Pd e l’imbarazzo che seguì per la non adesione dei vertici del partito.
Poi la vicinanza con le elezioni, per cui non esserci significherebbe regalare milioni di voti a Di Pietro. Ciò che consente, però, al Pd di motivare il cambio di rotta e riallinearsi ai partiti dell’ex Unione è la piattaforma.
Questa volta, si spiega al Nazareno, il popolo viola scende in piazza contro il legittimo impedimento, disegno di legge che il Pd ha contrastato fin da subito in Parlamento.
Bersani non ci sarà per impegni precedenti: lo aspettano i lavoratori della Omsa di Faenza e poi a Massa Lombarda la commemorazione di un militante del Pds morto quindici anni fa. Ci saranno di sicuro, però, Andrea Orlando, responsabile giustizia e Rosy Bindi, presidente dell’Assemblea nazionale. E poi Giovanna Melandri, Paola Concia, Pippo Civati, Ignazio Marino. Naturalmente ci sarà Antonio Di Pietro con una nutrita rappresentanza di esponenti dell’Italia dei Valori.Comel’altra volta, però, i politici rimarranno tutti sotto il palco. Gli organizzatori hanno rifiutato persino l’aiuto organizzativo di partiti e sindacati. Spiega a Libero Gianfranco Mascia: «Non abbiamo voluto nessuno appoggio nemmeno logistico.
Per pagare le spese abbiamo fatto una sottoscrizione on-line e finora siamo a 30mila euro. Ci rivolgiamo alla base, non ai vertici dei partiti». Ad aprire la manifestazione saranno due ragazzi del popolo Viola, poi parleranno Alberto Asor Rosa, Gioacchino
Genchi, Gianni Minà, Paolo Flores D’Arcais, Oliviero Beha. Manderanno un video Giorgio Bocca, Marco Travaglio, Roberto Saviano e Chimenti. Non mancheranno le testimonianze dei lavoratori Ispra, degli operai di Termini Imerese, di precari e di cittadini dell’Aquila.
Il tutto condito dal rap “Legittimo un cazzo!", prodotto dal popolo viola e già messo in rete.
Da "Libero" 27 febbraio 2010