Mai come in questi ultimi tempi il tema dei cosiddetti “costi della politica” è stato affrontato da più parti, sia a livello nazionale, sia a livello regionale.
Nel corso del dibattito avvenuto in Consiglio regionale avente per tema il bilancio preventivo, ho voluto anche io introdurre l’argomento in questione, ritenendo doveroso e corretto aprire una discussione ed un conseguente confronto serio basato soprattutto su cifre e riscontri economici oggettivi, pur essendo pienamente consapevole che sarebbero piovute delle reazioni fondate su elementi ideologici, culturali e storici che, per l’appunto, sono puntualmente arrivate.
Il mio ragionamento si incentrava sull’opportunità o meno di continuare a mantenere nella nostra regione un così alto numero di amministrazioni comunali rapportate al nostro territorio, con le conseguenti spese politiche ed amministrative che esse comportano.
Accorpare ( non eliminare ) enti locali limitrofi ( 27 sono al di sotto dei 500 abitanti ) sia dal punto di vista politico, sia amministrativo, ritengo rappresenti un doveroso punto di partenza se si vuole affrontare in maniera seria ed oggettiva il problema dei costi della politica.
Oggi, nella nostra regione, possiamo contare 74 sindaci, 74 vicesindaci, 952 consiglieri comunali ed un numero imprecisato di assessori: cioe' un politico ogni 90 abitanti, bambini compresi.
Questa macchina politica, non amministrativa, eccettuati sindaci, assessori e il Consiglio comunale di Aosta, lavora mediamente meno di una volta al mese, in certi casi anche solo 2 o 3 volte all'anno. Nonostante tutto, fioccano gettoni di presenza, indennita', spese di cancelleria, rimborsi vari, per un ammontare di oltre 6 milioni e mezzo di euro (2007), cioe' circa 200 euro per ogni famiglia valdostana.
E che dire del costo incredibile della macchina amministrativa degli enti locali che ingoia più di 56 milioni di euro per erogare i servizi ai cittadini che, a ben guardare, potrebbero essere ugualmente soddisfatti attraverso il progressivo accorpamento di determinati uffici siti in comuni limitrofi e, per questo, ugualmente e facilmente accessibili al pubblico?
Uffici tecnici o di anagrafe accorpati nei comuni di Challand, di Rhemes oppure nella valle del G.S. Bernardo non potrebbero garantire la stessa qualità di servizi con un minor dispendio di risorse?
Le puntuali reazioni giunte a questa mio intento di aprire una discussione sono per l’invero apparse improntate al solito e stereotipato discorso della difesa dell’autonomia e dei valori su cui essa si incardina.
Già nel corso del dibattito in consiglio il Presidente della regione, in fase di replica, ha voluto rivendicare il ruolo storico degli enti locali come baluardo irrinunciabile a presidio dei cittadini e a salvaguardia del territorio.
Tutto ciò, però, non ha nulla a che fare con il mantenimento idrogeologico, il ripopolamento delle vallate, l'investimento turistico, poiche' si tratta di soldi assorbiti dalla politica ed al servizio di essa e non utilizzati per quei giusti interventi necessari per lo sviluppo economico del territorio. Pensare di contenere i costi della politica attraverso una razionalizzazione del numero degli enti locali e dei loro uffici non significa effettuare «stravolgimenti sociali» o cancellare la storia e le tradizioni del popolo valdostano, ma anzi avere a disposizione maggiori risorse per mantenerle vive.
Sono infatti convinto che un così ampio numero di enti locali e conseguenti amministratori in Valle d’Aosta non determinino migliori servizi ai cittadini, bensì maggiori servizi ai partiti, anzi a uno solo!
Pertanto, se si vuole affrontare con coraggio e serietà il tema dei costi della politica occorre cominciare a confrontarsi su questi argomenti, considerati finora intoccabili.
I tempi che stiamo vivendo e la necessità di contenere la spesa pubblica impongono dei cambiamenti ineluttabili anche in questo campo.