I lettori sanno che negli ultimi mesi il PDL si è prodigato in Consiglio regionale per fare approvare una modifica profonda della legge che regola l’elezione dei sindaci e dei consigli comunali, riforma finalizzata a raggiungere due obiettivi: aumentare la partecipazione alla competizione elettorale, scarsissima alle amministrative del 2000 e del 2005, e ridurre il numero dei consiglieri, francamente un po’troppi. E’ noto come la nostra riforma sia stata affossata e bocciata, in virtù soprattutto del niet dell’Union Valdotaine, portata su questa strada dalla potentissima “lobby” dei sindaci attraverso la longa manus di Diego Empereur, presidente del gruppo consiliare, ex sindaco di Sarre e ex presidente del Celva, nonché cavaliere paladino delle richieste e delle proposte della gran parte dei sindaci valdostani. A dire il vero, una riforma c’è stata, anche se tale termine non va preso nella sua accezione più alta, ma, al contrario, in quella più bieca: la “mini riforma” ha riguardato semplicemente il passaggio dalle attuali due alle tre preferenze, con la possibilità di votare il candidato non più solo scrivendo il cognome, ma il numero di lista, esattamente come avviene nelle elezioni regionali. E tutti sanno con quali risultati.
Nonostante la forza e la compattezza della posizione unionista, scopriamo sul numero del 14 gennaio del Peuple Valdotain, organo ufficiale del Mouvement, che il vicepresidente dell’Union David Follien, sposa sostanzialmente le nostre stesse argomentazioni che sono state alla base della proposta che abbiamo formulato per migliorare la legge elettorale. Follien sostiene che il potere del Sindaco è spropositato rispetto al ruolo del Consiglio comunale, di fatto esautorato da tutte le decisioni chiave che riguardano la comunità. Tale affermazione è condivisibile, a tal punto che il nostro disegno di legge prevedeva proprio un massiccio passaggio di consegne nel senso di competenze dalla Giunta al Consiglio. Follien, inoltre, afferma che la partecipazione elettorale nelle elezioni comunali è stata tendenzialmente bassa negli ultimi tempi, e che ciò è stato determinato dal fatto che, pur riconoscendo il ruolo primario dei comuni, vi è una generale disaffezione verso la politica e i piccoli intrighi paesani. In sostanza, scopriamo a ridosso delle elezioni comunali e a seguito della perdita di un’occasione storica per cambiare la legge che qualcuno nell’Union tutto sommato la pensa come noi. Questo ci rallegra in parte, ma maggiormente ci addolora. Anzi, ci fa riflettere sul fatto che le forze di maggioranza e in particolare l’UV potevano fare uno sforzo per migliorare una legge che di fatto blocca le istituzioni e non le apre al contributo della cittadinanza. Inoltre, ci fa notare il contrasto netto tra le considerazioni di Follien con quelle espresse in aula e in I commissione da Empereur, il quale ha invece strenuamente difeso non solo l’attuale legge ma anche il sistema globale degli enti locali valdostani. Prendiamo atto di questo ripensamento unionista un po’tardivo su tale tema, auspicando che prevalga un po’ di coerenza quando la riforma della legge elettorale tornerà di attualità, perché l’esigenza di cambiare la legge, anche sulla spinta del nascente codice delle autonomie a livello nazionale, diventerà ineludibile.