In seno alla prima commissione permanente del Consiglio regionale il dibattito sulla riforma della legge elettorale per l'elezione dei consigli comunali della nostra regione è non solo entrato nel vivo, ma è ormai argomento centrale del dibattito politico e mediatico di queste ultime settimane. Fra un mese e mezzo tutte le forze politiche presenteranno le loro proposte e da quel momento il confronto diventerà serrato. Dal 19 marzo, le carte verranno scoperte e si potrà capire se sarà possibile giungere ad una riforma elettorale più o meno incisiva della Legge 4 del 1995, allo scopo di favorire una maggiore partecipazione dei nostri concittadini alla vita democratica, in vista delle prossime imminenti elezioni amministrative.
Oltre a tale obiettivo da tutti ritenuto condivisibile, la nostra idea di una riforma delle modalità di elezione dei consigli comunali si porta dietro un duplice obiettivo: da un lato ridurre il numero di amministratori locali, che oggi, tra sindaci, vice sindaci, assessori e consiglieri, ammonta quasi a 1400 unità, ovvero un politico ogni 90 abitanti; dall'altro, diminuire i costi che tale carrozzone politico comporta: oltre 6 milioni di euro all'anno a scapito dei contribuenti valdostani. Tale dato andrebbe poi completato con il quadro delle spese complessive degli enti locali (comuni), i quali, come riportato dalla tabella, nel 2007, soltanto per il personale, sono costati 56 milioni di euro. Una ulteriore riforma organizzativa dei nostri comuni, come ad esempio l'eventuale accorpamento di alcuni servizi ed alcune funzioni, senza intaccare le specificità e l'identità delle singole comunità, rappresenterebbe un ulteriore passo coraggioso che la politica valdostana potrebbe fare, secondo il principio per cui meno costa l'amministrazione più soldi ci sono per beni e servizi da offrire ai nostri concittadini meno fortunati.
La riforma della legge elettorale non è impresa semplice e necessita di grande attenzione e determinazione. Partita in sordina su nostra iniziativa in prima commissione “Istituzioni ed autonomia”, la materia in questione è divenuta argomento di fervida discussione in tutti i comuni della Valle d'Aosta che hanno contribuito in questi mesi all'apporto di proposte e suggerimenti concreti, decisamente utili al dibattito. Anche il CELVA, inizialmente restio a formulare iniziative per un argomento da esso stesso definito non prioritario, ha prodotto un documento contenente proposte di modifiche sostanziali, perlopiù condivisibili.
La nostra proposta intende essere incisiva su alcuni punti essenziali: riduzione del numero dei consiglieri ( andando eventualmente a ridefinire le fasce che rapportano le unità del consiglio con la popolazione residente in ogni comune); riduzione del numero di assessori, che oggi sono stabiliti dai singoli statuti comunali, definendo un tetto massimo in base alla popolazione residente; maggiore flessibilità nella presentazione delle liste, ammorbidendo il numero di firme e candidati necessari per partecipare alle elezioni; attribuzione di maggiore potere al ruolo del consiglio comunale rispetto all'attuale strapotere delle giunte, modificando le competenze per la deliberazione di particolari atti di media od elevata rilevanza; profonda riflessione sul ruolo utile o meno di un vicesindaco eletto direttamente dai cittadini, al pari del sindaco, il quale allo stesso tempo assume di diritto la funzione di consigliere e di assessore.
L'ultimo aspetto, in particolare, non trova riscontro in nessuna realtà regionale italiana e ci si dovrebbe domandare perché la Valle d'Aosta debba rappresentare un'eccezione. I casi di morte od impedimento permanente di Sindaci valdostani negli ultimi anni si contano sulle dita di una mano. Molti di più sono stati i casi di subentro dei sindaci che hanno esercitato il potere nei loro comuni e che in conseguenza di ciò, in corso di legislatura, sono stati eletti in consiglio regionale. Ma questo è un discorso diverso, che non ha nulla a che fare con l'interesse dei cittadini, con la governabilità e con la coerenza di mantenere un impegno preso con gli elettori per la durata di tutto il mandato.
L'elezione diretta del vice sindaco in Valle d'Aosta è esclusivamente strumentale all'interesse dei singoli e, soprattutto, dei partiti a cui questi ultimi appartengono.