L'emulo di Italo Bocchino in Valle d'Aosta, alias il consigliere Enrico Tibaldi, allo scopo di motivare e segnare in qualche modo la sua esistenza politica di lungo, forse troppo corso, non perde occasione di omaggiare di accuse di deviazioni dai principi guida del centro destra i consiglieri regionali del PdL, rei a suo dire, di prostrarsi al leone rampante pur di raggiungere l'agognata maggioranza a qualunque costo.
Quanto sopra, anche quando i suddetti esponenti a suo dire deviati, rimarcano e sostengono senza tentennamenti e alcun senso di subordinazione una linea politica che a tutti è chiara meno a chi è in evidente malafede. ( vedi articolo allegato )
Il consigliere regionale, giovane di età ma secondo in anzianità al solo Claudio Lavoyer in fatto di presenza in Consiglio regionale ( 17,5 anni effettivi ), sostiene inoltre che il Pdl in VdA è retto da un triumvirato che rappresenta un "gruppetto che ha paura di convocare un coordinamento regionale perchè teme delle sorprese e scelte differenti".
Aldilà della supposizione personale ed oggettivamente inesistente dell'illusione di rappresentare nel partito una maggioranza numerica per la quale mi permetto di consigliare molto presto l'acquisto di un pallottoliere, la tesi tibaldesca, in verità
gianobifrontica, è piuttosto bislacca, oltre che contradditoria: da un lato invoca i principi sacri e
programmatici a suo dire inconciliabili con questa maggioranza autonomista, dall'altra
strepita e subordina l'entrata in maggioranza a condizione che vengano
attribuiti posti immediati in giunta regionale, senza se e senza ma.
Opzione, quest'ultima, a cui non solo non ha partecipato per nulla a costruire, ma che in ogni modo ha cercato di osteggiare per le ragioni che seguono.
Il consigliere Tibaldi fa finta di non sapere che molti nuovi elementi di programma ( a cui lui non ha voluto neppure partecipare in tema di proposizione pur essendone stato debitamente informato e coinvolto a suo tempo ) sono già stati inseriti ( alcuni già varati ) all'interno del bilancio di previsione che, anche proprio per questo motivo, il PdL ha votato in consiglio regionale.
Per Tibaldi, evidentemente, l'apparentamento alle Europee, l'alleanza vittoriosa che ha portato per la prima volta il centrodestra al governo di Aosta, la fiducia espressa dal Senatore Fosson al Presidente Berlusconi ed al Patto di stabilità non interessano ne rappresentano granchè di politicamente significativo.
Ne gli interessano gli importanti risultati raggiunti con il decisivo supporto del Pdl regionale ( non certo lui naturalmente ) che vanno a beneficio di tutti i valdostani: in primis il nuovo ordinamento finanziario che riserva per legge statutaria avente rango costituzionale i dieci decimi ( intero gettito ) delle principali imposte, nonchè l'imminente acquisizione della Deval che garantirà la chiusura del cerchio del progetto della regionalizzazione del settore strategico delicatissimo ed importante quale quello energetico.
Ma, aldilà delle considerazioni sopra espresse, non gli interessa soprattutto che questa linea politica, voluta e sostenuta dalla quasi totalità degli eletti nelle istituzioni, dalla maggioranza incontestabile del coordinamento regionale e, soprattutto degli elettori in questa regione, sia condivisa e voluta da Silvio Berlusconi in persona e dal vertice del PdL nazionale ( ribadita anche mercoledì scorso da Denis Verdini e Maurizio Gasparri ).
Già, ma a Tibaldi serve solo il brand quando gli conviene, per raggiungere il suo scopo e quando gli fa comodo!
Se non ha la maggioranza all'interno del Partito, se il regolamento e lo Statuto non vanno a suo vantaggio, se deve come in tutti i partiti prendere atto delle linee politiche espresse a maggioranza e condivise a Roma, lui se ne fotte allegramente dicendo che sono gli altri ad essere eretici ( Berlusconi compreso ).
Una barzelletta, insomma, ma che non fa tanto ridere.
Ho detto più volte e ribadisco che se si vuole far parte di un Partito e di un Gruppo all'interno di un Istituzione, di qualunque tipo, delle due l'una: se si dissente da una linea espressa da una maggioranza o ci si adegua alla sua volontà votando in sintonia con essa e ci si prepara per far crescere la propria tesi all'interno per il futuro oppure si levano dignitosamente le ancore e si trasloca in altra sede.
Quello che certamente non si può fare e che è inammissibile, oltre che inaccettabile, è votare pubblicamente in dissenso totale dal proprio Gruppo e dal proprio Partito, facendo poi finta di niente e presumendo che tutto sia possibile e consentito, rimanendo con il bostik attaccato alla sedia.
Quello che interessa
evidentemente a Tibaldi è il mantenimento del posticino a vita costruito su
misura in consiglio regionale attraverso una pur legittima attività di
contrasto per soddisfare il suo portafoglio elettorale contrario pregiudizievolmente
all'Union Valdotaine ed ai suoi alleati ( vedi foto esemplificativa )
Portafoglio legittimo, certo, ma oggettivamente non in condizione di far crescere un'area che in questa regione è stranamente sempre rimasta ai margini della politica e che non ha mai superato la doppia cifra in termini di percentuali alle elezioni che contano.
La Valle d'Aosta in primis e le donne e gli uomini del centrodestra in questa regione hanno raggiunto più risultati e soddisfazioni in questi due ultimi anni che nei precedenti quindici in cui Tibaldi ed un altro personaggio fortunatamente bocciato dagli elettori hanno imposto una linea politica suicida per tutti, meno che per loro.
Non mi sembra siano molte, infatti, le persone e soprattutto i giovani che si riconoscono nella nostra area che abbiano trovato presenza, spazio e prospettive in un ambito politico assimilabile ad un recinto con pochi posti a sedere, comunque già prenotati.
Ne mi sembra che il buon Tibaldi , pur dall'alto della sua posizione istituzionale, si sia consumato i garretti in tutti questi anni, per portare nel Partito nuove persone allo scopo di farlo crescere, nè abbia profuso particolare impegno in viaggi per tessere e consolidare rapporti con i nostri parlamentari e responsabili nazionali.
Molto più bravo, lo ammetto, è nella propensione all'attività tipica del cuculo: cercare di approfittare del lavoro degli altri per cercare di cooptare a suo uso e consumo persone portate nel Partito da altri divenute deluse o giunte in dissenso perlopiù per contrasti di basso profilo e livori personali.
Così come abbiamo cominciato a fare dallo scorso maggio ad Aosta, è dall'interno di una maggioranza regionale rinfrescata dalle nostre idee, dai nostri progetti e dalla nostra collaborazione con il governo nazionale che ci confronteremo e discuteremo del futuro della Valle d'Aosta, insieme alle forze autonomiste.
Questa è la strada intrapresa,
questo è l'obiettivo che il Pdl si è prefissato, nonostante i disturbatori
interessati e di professione e fino a prova contraria.
Articolo La Stampa 04 febbraio - 147 kB