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News
27 gennaio 2012

BANCHE: MULTA A BCC; ZUCCHI, INEVITABILI...

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Il Coordinatore del PDL interviene in merito alla questione Lavoyer

25 gennaio 2012

Il 29% della "internet generation" ...

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Importante sondaggio commissionato dall'Unità pone in evidenza il valore del PDL tra i giovani

13 gennaio 2012

Viérin e Paron i "migliori assessori" ...

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Aosta - Laurent Viérin (UV) e Andrea Edoardo Paron (PDL) sono i due migliori assessori rispettivamente della Regione Valle d’Aosta e del Comune capoluogo. I due giovani amministratori hanno conquistato il primo posto dei sondaggi proposti dalla nostra testata.

31 dicembre 2011

Attivato servizio Wi-Fi “aostawireless” ...

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Paron: “Aosta colma il gap rispetto ad altre città turistiche”.

16 dicembre 2011

Paron attacca Ottoz «Gesto immorale...

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L'Assessore Paron interviene in merito al ricorso di Ottoz contro Benin

 
Silvio e Gianfranco finalmente d'accordo.

Ma chi l’ha detto che Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini non sono d’accordo su niente? Al contrario, concordano sull’essenziale. Entrambi, infatti, ritengono che la loro “creatura”, il PdL, così com’è non li soddisfa, non li appaga, non somiglia neppure lontanamente al partito di riferimento di tutto il centrodestra che avevano immaginato e per il quale hanno sacrificato le rispettive formazioni politiche. Altro che disaccordo, dunque. Le varie “vertenze” che li hanno allontanati sono da derubricare a quisquilie e pinzillacchere, per dirla con l’immenso Totò, a fronte della questione vera che vede uniti i due leader: l’insostenibile leggerezza del PdL manifestatasi, in forme drammatiche e grottesche allo stesso tempo, in occasione della compilazione e della presentazione delle liste elettorali regionali disgusto per come è ridotto il partito di cui è co-fondatore, il presidente del Consiglio non è stato da meno, sia pure con accenti forse meno roboanti, nel rassegnare il proprio disappunto in cerchie ristrette, avendo tuttavia cura di farlo conoscere. Tanto l’uno quanto l’altro, insomma, hanno stigmatizzato in questi giorni, piuttosto vivacemente, le distorsioni, soprattutto personalistiche e correntizie, che hanno provocato il collasso della struttura organizzativa del PdL, ed il suo logico impasse politico, proprio nel momento in cui nessuno se lo aspettava. Infatti, la cavalcata elettorale, fino a poche settimane fa, sembrava dovesse essere trionfale, priva di rischi seri, con la prospettiva di strappare alla sinistra numerose regioni. Poi le lotte per le candidature hanno fatto emergere smagliature organizzative, contrapposizioni nei vertici locali, superficialità politica nell’affrontare una prova che in realtà era più impegnativa di quanto qualcuno sospettasse. E sono cominciati i primi guai. La formazione dei “listini” (quelli nei quali vengono candidati gli eletti sicuri nelle regioni dove si vince) ha poi creato dissapori, acuito diffidenze, approfondito vecchi solchi tra le componenti di Forza Italia e di Alleanza nazionale. Infine, la storiaccia con la quale il sistema politico nel suo complesso è alle prese da una settimana: l’esclusione di liste e candidati governatori dalle elezioni. Uno psicodramma politico che è paradossalmente diventato giudiziario. Ce n’è abbastanza perché Berlusconi e Fini tornino ad andare d’accordo: naturalmente sul disaccordo, prossimo alla guerra per bande, che attraversa il PdL e ne pregiudica il futuro. Tutti e due si chiedono sostanzialmente: possiamo procedere così per altri tre anni, cioè fino alla fine della Legislatura? E rispondono, concordemente, che non è neppure immaginabile la perpetuazione di una tale situazione per un tempo tanto lungo da logorare chiunque, figuriamoci una forza politica ed una coalizione che già devono fronteggiare burrasche di ogni genere e dovrebbero, piccolo particolare, assicurare il governo al Paese e fare anche qualche riforma non proprio marginale di cui i cittadini avvertono impellente la necessità.

È tempo,dunque, di rimettere insieme i cocci. Gli eterni duellanti, come li aveva dipinti qualcuno, pur restando di avviso diverso su molte problematiche concernenti la concezione del partito stesso, alcune priorità legislative e l’avvenire del centrodestra – questioni tutt’altro che irrilevanti, com’è facile capire – sono “co - stretti” dalle circostanze ad assumere atteggiamenti che definiremmo, rinverdendo un’antica metafora che poi è un vero e proprio ossimoro politico, “con - vergenze parallele”. Il fine è lo stesso, poco importa se il percorso è diverso.

Di questo sembrano essere convinti Berlusconi e Fini, almeno in questa fase travagliata della vita del PdL. Del resto, non sembra che all’orizzonte vi siano alternative. Il nuovo partito può diventare un “partito nuovo” a patto che i due leader, dopo le elezioni, s’impegnino nel fare entrare aria fresca nelle stanze dove finora le finestre sono rimaste ermeticamente chiuse. Diversamente, trovino un’altra via per far sopravvivere il centrodestra. Potrebbe anche essere quella di decidere che il PdL non è il soggetto adeguato che immaginavano e regolarsi di conseguenza.

Sempre d’accordo, comunque.

Gennaro Malgieri " Libero del 06 marzo 2010 "

 
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Alberto Zucchi, Consigliere Regionale della Valle d'Aosta del Popolo della Libertà