L'ultima riunione del Consiglio regionale del 2011 è
praticamente incentrata sul tema del momento: i costi della politica! Ebbene
anche noi vareremo, sicuramente prima del livello parlamentare, i provvedimenti
legislativi che riguarderanno essenzialmente il trattamento indennitario dei
consiglieri regionali. Quanto sopra è generato e indotto dal crescente
sentimento popolare che vede nella casta dei politici un odioso agglomerato di
parassiti ( indistinti fra loro ) che devono essere se non eliminati, sicuramente
drasticamente ridimensionati sia nel numero, sia negli emolumenti ritenuti
esagerati, abnormi. Lo faremo senza dubbio, cambiando le regole del gioco in
corso di legislatura, anche se sono certo che qualunque provvedimento di
riduzione, in questo clima, verrà ritenuto insignificante o insufficiente. Ma
siamo certi che i costi della politica siano tutti da addebitare ad una sola
categoria, cioè quella più in vista? Pur rendendomi conto di esprimere pensieri
in questo momento non propriamente popolari, ritengo che la riduzione dei
compensi che ci accingiamo comunque ad applicare non costituisca l'unico od il
principale provvedimento su cui occorre concentrarsi se si vuole veramente
adottare una seria politica di tagli alle enormi spese cui le istituzioni
annualmente vanno incontro. Anche nella nostra regione, aldilà dello specifico
spaventoso costo rappresentato da una presenza abnorme del pubblico rispetto al
privato, i centri di costo individuali più rilevanti sono costituiti da ben
altro che dagli emolumenti dei
consiglieri regionali. Questi ultimi, tra cui il sottoscritto, daranno un concreto
segnale ed un buon esempio, ma sono diversi e tanti gli ambiti in cui prosperano,
nell'ombra, diversi soggetti che, da tempo e senza l'assillo di particolari scadenze
che mettano in dubbio il loro status, percepiscono emolumenti di gran lunga
superiori allo stesso Presidente della Regione e molto spesso indipendenti da
un effettivo risultato. Su questi soggetti, se non altro per una logica di
analogia ed equità, non potranno non essere adottati gli stessi criteri di
riduzione dei compensi e dei numerosi benefits che dovranno essere applicati
con la medesima decorrenza di quelli riferiti ai consiglieri regionali. I
cittadini conoscono, ad esempio, l'ammontare dei compensi e dei benefits degli
amministratori unici delle diverse società regionali partecipate e controllate?
Così come conoscono le incredibili cifre che introitano i diversi collaboratori
parlamentari ( consiglieri politici a 268.000 euro l'anno ) così come più
semplicemente i dipendenti di Camera e Senato? Nel corso dei lavori della I
Commissione, ove si sono sviluppati i diversi temi in questione, c'è chi ha
fatto gara a cavalcare di più l'onda del risentimento popolare su questo tema a
fini di visibilità partitica e personale, facendosi latore e banditore di
diverse proposte di legge! Premesso che nessuno mai ha messo in discussione la
legittimità prevista dall'articolo 27 dello Statuto speciale della VdA che
determina al singolo consigliere la facoltà di iniziativa legislativa, è
opportuno stigmatizzare che alcune di queste estemporanee, unilaterali iniziative
aventi rilievo costituzionale, hanno
ricevuto un oggettivo giudizio politico negativo pressochè unanime. E' infatti
noto che qualunque modifica riguardante un articolo dello Statuto Speciale (
nella fattispecie l'art. 16 che fissa a 35 il numero dei consiglieri regionali )
deve intraprendere un percorso diverso e ben più articolato e complesso che
prevede il coinvolgimento del Parlamento in diverse fasi. Percorso reso non
solo particolarmente impervio in questo contesto politico nazionale piuttosto
confuso, bensì oltretutto potenzialmente pericoloso per gli interessi dei
valdostani, in caso di apertura di una riforma statutaria in un clima generale non
certo positivo. Oltre a ciò, la riduzione del numero dei consiglieri, più che
far diminuire i costi oggettivamente risibili rispetto alle dimensioni
complessive del bilancio regionale, ridurrebbe certamente il ruolo ed il
contesto democratico di un Consiglio Valle attualmente già pericolosamente sbilanciato
partiticamente ed orientato, per svariate ragioni, al prevaricamento
dell'amministrazione rispetto all'importante ruolo della politica. Una politica
che, forse al minimo storico di consenso, deve trovare al contrario la forza di
reagire e di correggere le distorsioni e gli errori che certamente sono
avvenuti per dimostrare di saper
riconquistare gradualmente la fiducia e soprattutto il rispetto degli italiani
e dei valdostani in base ad azioni concrete e comportamenti che la
riqualifichino.